Friday, January 18, 2008

LA SENTENZA A pALERMO. Lui: «resto presidente della regione sicilia»

Talpe Dda, Cuffaro condannato a 5 anni

Favoreggiamento e rivelazioni di segreti d'ufficio senza aggravante di aver favorito Cosa Nostra


PALERMO - Il presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro - imputato di favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione di segreto d'ufficio - è stato condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice senza l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra e per violazione del segreto istruttorio nel processo di primo grado sulle Talpe alla Procura di Palermo. Cuffaro è stato anche condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione che però scatterà solo in caso di conferma del giudizio anche in appello. Prima della lettura della sentenza Cuffaro, presente in aula, aveva detto: «Sono rispettoso delle istituzioni».

«RESTO PRESIDENTE» - Lo scorso 15 ottobre, la procura palermitana aveva chiesto otto anni di reclusione per Cuffaro, che ha sempre respinto ogni addebito. La sentenza è arrivata dopo 56 ore di camera di consiglio. Cuffaro è stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici ma, annunciando il ricorso in appello contro la sentenza, ha annunciato ai giornalisti che domattina tornerà al suo lavoro. «Sono molto confortato da questa sentenza - ha detto Cuffaro - perché ho sempre saputo di non avere favorito la mafia e questa sentenza me ne dà atto». «Sapete tutti, l'ho detto da un anno che mi sarei dimesso soltanto se ci fosse stata l'aggravante - ha aggiunto - Da domani mattina ricomincerò a lavorare per la Sicilia perché il governo (siciliano) non può ancora restare in questo stato di impasse», ha aggiunto il governatore. «Grazie a tutti i siciliani che mi hanno sostenuto» ha concluso.

150 UDIENZE - Il processo, iniziato nel 2005 e durato poco meno di tre anni, ha visto svolgersi 150 udienze e l'impiego di oltre 200 testimoni di accusa e difesa, per un totale di circa 200.000 pagine di verbali. Nel processo, oltre a Cuffaro, sono imputate 13 persone. A Cuffaro la procura contesta il reato di violazione del segreto istruttorio accusandolo di aver fatto sapere attraverso un suo amico, Domenico Miceli, al boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro che nella sua abitazione erano state installate delle microspie da parte dei carabinieri. La procura sostiene anche che Cuffaro si sarebbe incontrato nel retrobottega di un negozio di Bagheria con Michele Aiello, imputato nello stesso processo con l'accusa di associazione mafiosa e ritenuto un prestanome del boss Bernardo Provenzano. La versione di Cuffaro è che l'incontro con Aiello riguardava il tariffario regionale, in quanto Aiello all'epoca era proprietario della clinica "Villa Santa Teresa" di Bagheria, una delle strutture all'avanguardia per la cura dei tumori.

I CAPI CONTESTATI - Nel processo alle «talpe» sono stati contestati al Governatore quattro capi di imputazione: due per il favoreggiamento personale e altri due per la rivelazione e l'utilizzazione di segreti d'ufficio, tutti con l'aggravante di avere favorito la mafia che però non è stata riconosciuta dai giudici della terza sezione del tribunale. Per l'accusa, il Governatore avrebbe appreso nel 2001 dall' ex maresciallo dei carabinieri, Antonio Borzacchelli, poi eletto deputato regionale, dell'esistenza di microspie sistemate dagli investigatori del Ros nell'abitazione del boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro. Il salotto del boss, già condannato all'epoca per mafia, era frequentato da un amico di Cuffaro, il medico Domenico Miceli, ex assessore comunale alla sanità, anche lui Udc, condannato nel dicembre 2006 a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli inquirenti sostengono che Borzacchelli avrebbe avvisato Cuffaro dell'esistenza delle cimici a casa Guttadauro e che il presidente della Regione lo avrebbe a sua volta comunicato a Miceli. In questo modo il boss di Brancaccio avrebbe scoperto le microspie, bruciando l'inchiesta.

TUTTE LE CONDANNE - Otre a Cuffaro, nell'ambito del processo per le talpe alla Procura di Palermo, sono state condannate altre persone: 14 anni a Michele Aiello, il «re Mida» della sanità siciliana; 7 anni a Giorgio Riolo, maresciallo del Ros; 4 anni e 6 mesi a Lorenzo Iannì, dipendente Ausl 6, ex dirigente del distretto di Bagheria; 4 anni e sei mesi ad Aldo Carcione, radiologo e socio di Aiello; tre anni a Giacomo Venezia; due anni rispettivamente ad Adriana La Barbera, dipendente Ausl6, e Angelo Calaciura, piccolo imprenditore; un anno a Roberto Rotondo, dipendente e collaboratore di Aiello; 9 mesi ciascuno a Salvatore Prestigiacomo, impiegato Ausl 6, e Michele Giambruno, dipendente Ausl 6; sei mesi a Giuseppa Antonella Buttitta, ispettore di polizia municipale, ex assistende del pm Domenico Gozzo. Assolto Domenico Oliveri, radiologo, dipendente delle cliniche di Aiello: per lui erano stati richiesti 4 anni e sei mesi.
I giudici della terza sezione penale del tribunale di Palermo hanno poi condannato le società Diagnostica per Immagini 'Villa Santa Teresa' e Atm, Alte tecnologie medicali, al pagamento di una multa di 600mila euro la prima e 400mila euro la seconda. Inoltre sono stati dichiarati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici ed in stato di interdizione legale durante l'espiazione della pena, Michele Aiello, Giorgio Riolo e Salvatore Cuffaro. Al re Mida della Sanita siciliana è stata applicata la libertà vigilata per tre anni. Quest'ultimo è stato poi condannato ad un risarcimento di 3 milioni di euro nei confronti del comune di Bagheria, che si era costituito parte civile. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni.

BANCO DI SICILIA - In questi giorni Cuffaro è anche al centro della vicenda delle nomine dei vertici del Banco di Sicilia, controllata al 100% da Unicredit. Ai primi di gennaio il cda di Banco di Sicilia, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Mancuso e alla presenza dei soli rappresentati siciliani più l'amministratore delegato Beniamino Anselmi, aveva nominato Giuseppe Lopes direttore generale, nomina che si sovrapponeva a quella indicata da UniCredit di Roberto Bertola. Martedì scorso UniCredit ha raggiunto un accordo con la Regione Sicilia e la Fondazione BdS sul futuro della banca siciliana: l'accordo prevede tra l'altro che venga riscritta la convenzione tra UniCredit e la Regione Sicilia che manterrà la facoltà di indicare propri rappresentanti nel cda del Banco di Sicilia.


18 gennaio 2008

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